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Paragrafo 4 . L'assolutismo dei Savoia.

     
Il  ducato di Savoia, disteso a cavallo delle Alpi tra la Francia e la
pianura  padana, fu tra gli stati italiani quello che  meglio  riusc,
grazie  alle virt militari, all'abilit diplomatica e alla continuit
dinastica  dei  propri  principi,  a  mantenersi  indipendente   e   a
sopravvivere alla schiacciante superiorit delle potenze  straniere  e
al loro gioco diplomatico.
     Mentre  Carlo  Emanuele  secondo  (1638-1675)  si  era  mantenuto
fedele  all'alleanza con la Francia, cercando di imitarne la struttura
statale assolutistica, il figlio, Vittorio Amedeo secondo (1675-1730),
che aveva sposato una nipote del Re Sole, assunse un atteggiamento pi
spregiudicato,  partecipando  ai conflitti  europei  scoppiati  contro
Luigi  quattordicesimo  ed  alle guerre  di  successione,  spostandosi
spesso da un campo all'altro per conseguire vantaggi territoriali.  In
questo  modo  egli  non soltanto recuper alcune  importanti  fortezze
poste  sul  suo  territorio e occupate dai  francesi,  come  Casale  e
Pinerolo, ma ottenne anche il resto del Monferrato, in precedenza  dei
Gonzaga-Nevers, espandendosi verso Novara e il ducato milanese.
     Ma  la  maggiore acquisizione di Vittorio Amedeo secondo fu senza
dubbio  la  Sardegna,  ottenuta pochi anni dopo la  conclusione  della
guerra  di successione spagnola. Al termine di quest'ultima,  infatti,
Vittorio   Amedeo  secondo  aveva  avuto  come  pegno  della   propria
partecipazione la Sicilia, assumendo conseguentemente il titolo di  re
(1713-1720); nel 1720 per, in seguito ai progetti di rivincita  della
Spagna,  prontamente  sventati dalle grandi potenze,  la  Sicilia  era
stata  assegnata agli austriaci, che l'avevano di nuovo unita al regno
di Napoli. I Savoia erano stati allora compensati con la Sardegna, che
dopo  la  guerra  di  successione spagnola era  passata  dalla  Spagna
all'Austria.
     Il  lungo  dominio esercitato da Vittorio Amedeo  secondo,  prima
come duca di Savoia, poi come re di Sardegna, fu caratterizzato da una
serie  di  riforme  che investirono le strutture politiche,  militari,
economiche  e  culturali dello stato, e che furono poi continuate  dal
figlio Carlo Emanuele terzo (1730-1773).
     Tali   riforme   non   nacquero  comunque   da   un'esigenza   di
rinnovamento   giuridico   e   costituzionale,   come    quella    che
caratterizzer molti stati nella seconda met del diciottesimo secolo,
ma  furono  tipiche di uno stato assoluto, quale si sarebbe presentato
il Piemonte sabaudo nel corso di tutto il Settecento. Il riordinamento
legislativo,  la  riforma  fiscale,  gli  incentivi  economici  e   la
laicizzazione dell'istruzione furono finalizzati al potenziamento  del
potere del
     
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     sovrano, che controllava e regolava la vita dei sudditi  nel  pi
assoluto autoritarismo, improntato ad un Cattolicesimo bigotto.
     I  tentativi  pi  radicali di contestazione nei  riguardi  della
Chiesa,  come  quelli  di Alberto Radicati di Passerano  e  di  Pietro
Giannone,  furono severamente perseguitati. Il primo,  consigliere  di
Vittorio  Amedeo secondo per gli affari ecclesiastici, fu costretto  a
fuggire  e a riparare a Londra, mentre il Giannone venne attirato  con
l'inganno nel regno e rinchiuso in carcere fino alla morte.
